Ciao Libereso, voglio ricordati così….

Ciao Libereso,

te ne sei andato libero come ti ho conosciuto, anni fa, quando per la prima volta l’amico Claudio Porchia mi ha invitata a suonare per te.
Lo ricordo ancora quel giorno, era il 2010 ed io ero emozionatissima!
Mi chiamò e mi parlo del suo ultimo libro “Il Mondo Verde Celtico”, per il quale avevi collaborato anche tu insieme ad Alfredo Moreschi, conservo ancora gelosamente la prima stampa di quel volume, era fatta come un quaderno con la copertina nera, si, come quei vecchi quaderni di botanica, come gli erbari che facevo da bambina insieme a mio nonno… e tu per me sei stato come un secondo nonno quando il mio se nè andato.
Lui, come te, amava la natura, i sentieri di campagna che si snodano da Sanremo ed arrivano fino a Monte Bignone, passando per San Romolo e Bajardo, sugli itinerari di Calvino. Lui, che quando ero bambina mi fece leggere “Il sentiero dei Nidi di Ragno” in una vecchissima edizione che mia madre portava a scuola, e che conservo ancora; lui, che mi ha insegnato a riconoscere le erbe, a rispettare la natura, a viverci a contatto.
E’ stato facile per me affezionarmi a te come se fossi lui, come se lui rivivesse in te.
Mi hai fatto entrare a poco a poco nella tua famiglia, perchè eri un uomo aperto, libero, ti davi anima e corpo a tutto ed a tutti, ricordo il povero Claudio che faceva fatica a mettere ordine nei tuoi impegni perchè tu dicevi di si a tutti, anche a gente che ti chiamava per presenziare ad eventi da Treviso a Roma nello stesso giorno. In questo mi riconosco tanto, eri un ariete come me, nati lo stesso mese, a 60 anni e pochi giorni di distanza, esuberante, sempre con un sorriso per tutti, e mi hai insegnato, ora più che mai, il valore della libertà. E’ vero, la libertà ha il suo costo da pagare, ma per chi sa prendersi questo rischio, ha anche tanto da regalare e da insegnare. E tu te ne sei andato libero, quando è venuto il tuo tempo, semplicemente, senza proclami e senza avvertimenti, così, semplicemente come hai sempre vissuto.

E questa, per me, è l’ultima lezione che mi hai insegnato.

Libertà di pensiero, di azione e di parola.

Arrivederci, Libereso.

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